IL VIOLINO E LE SUE ORIGINI

 di Carla Bruschi

L'origine del violino è difficile da localizzare, infatti svariati strumenti concorsero alla sua formazione. In Europa la viella fu sempre imbracciata alla maniera del violino e il suo arco impugnato con il palmo in giù come si fa oggi. Altre caratteristiche del violino apparvero occasionalmente  negli strumenti ad arco dal XIII secolo in avanti: il piano con curvatura centrale e depressione verso l'esterno, gli orli sporgenti, i piroli laterali e anche le quattro corde. Alla fine del '400 molte di queste caratteristiche si trovano combinate insieme. Ad esempio, uno strumento raffigurato su un arazzo francese di quel tempo presenta tre curve distinte, piroli laterali e quattro corde, viene tenuto contro la spalla sinistra e suonato col palmo in giù. La viola non fu il solo strumento a contribuire alla formazione del violino. Anche la ribeca medievale costituì un fattore importante nella sua evoluzione.
Al principio del '500 questo antico strumento orientale non aveva posto nella musica seria. Diciassette anni dopo le ribeche, o kleinen geinen, ricevono la medesima importanza che viene data alle grosse geinen, o viole.
In lingua tedesca antica le viole sono chiamate wälsche che tradotto significa italiane e sono strettamente legate ad un terzo genere di strumento polische geigen polacche. Tutto questo conferma uno stretto contatto tra lo strumento polacco e il violino tanto da ritenere la sua origine polacca o che in questa nazione vi siano artisti che primeggiano nel suonarlo.
Già nel 1528 alcune ribeche avevano iniziato ad abbandonare la loro forma orientale, ne sono testimonianza due tavole illustrate da Agricola, una rappresenta l'usuale forma di ribeca, l'altra quella delle grosse geigen, o viole, dimostrando la prima mescolanza dei due tipi.
Nel 1533 uno scrittore italiano, Giovanni Maria Lanfranco menzionò su "Scintille di musica" una similare famiglia di tre modelli di diversa misura e denominò i componenti violette ad arco senza tasti o violette da braccio. Tranne il basso che aveva quattro corde , queste violette ne avevano tre.
Alcuni anni dopo il pittore italiano Gaudenzio Ferrari decorò la cupola del duomo di Saronno con un grande affresco che rappresentava un coro celeste, tra gli angeli che cantano e suonano ve ne sono tre con un insieme di violette da braccio.
Ciò dimostra come il violino esistesse già nella prima metà del XIV secolo anche se con tre corde soltanto, la quarta corda iniziò ad essere aggiunta nella seconda metà del '500.
Il primo compositore ad esigere per le sue partiture strumenti ben determinati fu Giovanni Gabrieli che nelle sue Sacrae Symphoniae (1579) scrisse una parte per violino. Nella stessa maniera Lodovico Zacconi nella sua Prattica di musica (1592) fa rientrare sotto il termine di violino sia il violino che la viola.
Anche se il violino è un termine italiano e tutti gli esemplari arrivati fino a noi siano italiani, pare tuttavia che anche prima che gli italiani lo riconoscessero come strumento guida, esso avesse un posto preminente nel balletto francese, infatti un'orchestra di violini era stata formata per la prima volta con lo scopo di accompagnare i ballets de court verso la metà del '500 da un esecutore italiano Baldassarre da Belgiojoso.
I primi grandi liutai, costruttori di violini, vissero a Brescia: Gasparo Bertolotti, detto Gasparo da Salò (ca.1542-1609) e Giovanni Paolo Maggini (ca.1580-1632).
Quasi nel medesimo periodo la vicina città di Cremona comincia a divenire il centro mondiale della liuteria violinistica.
La famiglia Amati divenne presto celebre lavorando per ben quattro generazioni, dalla prima metà del XVI sec.al 1740 circa.
Andrea, il capostipite (ca.1520-1580), era figlio dell'artigiano Gottardo. I dati biografici suoi e dei suoi figli Antonio e Girolamo rimangono incerti, ma è da ritenersi certa l'ipotesi che sia stato lui l'ideatore del violino autentico, di dimensioni normali e con quattro corde, prima di Gasparo da Salò, nato nel 1540. Però la questione rimane insoluta giacché il più antico violino di Andrea giunto sino a noi e custodito nel Palazzo Comunale di Cremona (con lo stemma di Carlo IX di Francia dipinto sul fondo) sarebbe stato costruito nel 1566, mentre il primo violino uscito dalle mani di Gasparo, e cioè il magnifico strumento già posseduto dal violinista norvegese Ole Bull e ora custodito nel Museo di Bergen, risalirebbe al 1562). Comunque appare evidente che Andrea non poté essere stato allievo di Gasparo, di tanti anni più giovane di lui, e che pertanto egli fu l'iniziatore della scuola cremonese. Nei suoi rari violini, di fattura accuratissima, la cassa armonica, per pochi millimetri più corta e più stretta che negli strumenti successivi, è già ben sagomata con curve aggraziate, le effe primitive collocate verticalmente, il fondo talvolta in due pezzi, il riccio finemente scolpito, la vernice giallo-dorata o bruno chiara molto trasparente.
la voce è dolce, nel violino ritornato da pochi anni a Cremona, anche intensa. Andrea lasciò pure qualche viola e qualche violoncello.
Antonio, figlio di Andrea (Cremona ca.1540-1600), iniziò la propria attività seguendo i modelli paterni. Lavorò con il fratello Girolamo (I) usando l'etichetta Antonius, & Hieronimus Fr.Amati Cremonen. Andreae F.
Girolamo (I), (Cremona ca.1561-2/1630), pur lavorando con il fratello Antonio dimostrava maggiore originalità nelle opere personali. Il formato dei suoi strumenti è piuttosto piccolo, di linee assai armoniose, l'acero del fondo è per lo più di un solo pezzo, tagliato a strati parallelamente all'asse del tronco, le effe sono eleganti e strette, la filettatura è collocata con precisione  lungo i bordi sottili, la vernice di colore bruno-ciliegia nei primi strumenti diviene in seguito giallo-ambrata, trasparente, molto bella. Anche in questi violini la voce è dolcissima, ma più potente che in alcuni strumenti di Andrea.
Nicola, figlio  di Girolamo e della sua seconda moglie, Laura de Medici de Lazzarini (Cremona 3 XII 1956 - 12 IV 1684), fu senza dubbio il più grande artefice della famiglia e mentre era ancora in vita acquistò ovunque grande fama. Da notare che nei suoi cartellini egli tiene ad apparire non solo Hieronymi Fil.D, ma anche Antonij Nepos. Da principio imitò i loro modelli e produsse numerosi esemplari di piccolo formato, ma poi se ne distaccò modificando la forma e i contorni, sino a creare strumenti veramente originali, i così detti grandi Amati.
Il fondo ha nervature regolarissime, la cassa armonica appare più proporzionata, coi bordi arrotondati, elegantissimi, gli angoli spinti all'infuori, le effe allungate e le fasce più alte, la vernice chiara, trasparentissima negli ultimi esemplari è insuperata. Un suo violino del 1658 è conservato a Cremona accanto a quello creato dal nonno . Nicola costruì anche viole, violoncelli e contrabbassi. Fu maestro del saluzzese G.Cappa, del cremonese A.Guarnieri, del bolognese G.B.Rogeri, di F.Ruggeri detto il "Per", dello Stradivari, e forse di P.Grancino, fondatore della scuola milanese.
Girolamo (II), figlio terzogenito di Nicola (Cremona 26 II 1649 - 21 II 1740), dapprima allievo del padre, si allontanò presto dai modelli paterni e non produsse molti strumenti. I pochi strumenti che ci sono giunti non reggono il confronto con quelli dei suoi antenati.
Sembra che al principio del XVII sec. abbia lavorato a Cremona un altro Andrea Amati, forse parente del suo famoso omonimo, invece Nicola Amati, monaco vissuto a Bologna nella prima metà del Settecento, non appartenne alla celebre famiglia cremonese, sebbene abbia costruito strumenti di buona fattura.
Con Gasparo da Salò e J.Stainer, e prima di A. Stradivari e di G.Guarnieri, gli Amati hanno dato alla liuteria un contributo di inestimabile pregio, creando le basi per l'opera di numerosi altri artefici. Ben presto i loro strumenti vennero conosciuti ed apprezzati presso la corte di Francia e nelle principali nazioni europee, e grazie alla loro eccellenza la liuteria italiana si avviò rapidamente verso la conquista di un indiscusso primato.